lunedì, 01 giugno 2009
Scritto da Pablomarco alle 12:50
Tra gli atti di penitenza che ogniuno di noi può compiere quotidianamente per ricercare la pietà di dio il più duro e quindi il più purificatore trovo che sia il semplice discutere di politica con una persona di destra dopo aver mangiato un piatto abbondante di pasta al forno.
Il piacere nel parlare con certe persone è paragonabile a quello di una mosca che gira intorno a una bella cagata di mucca! Io non ero la mosca e nemmeno la mucca...è stato un piacere.
Diffidate dai consigli filosofici che vi propinano.Oltre ad essere figurine appicicate male non sono affatto consigli.Sono filosofia.
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sabato, 30 maggio 2009
Scritto da Pablomarco alle 12:33
Dimmi!
Ti parlo della differenza tra finalità e scopo in hegel?O dei tuoi pantaloni di cui non riconosco il colore?Sai la tiritera sulla percezione dei colori? Io dico verde e tu dici verde, ma verde non è. O per me o per te.
No la possibilità che per entrambi il verde non sia verde ma coincida comunque il colore a cui stiamo pensando non la contemplo.Ma hai voglia a parlarne,capiamo che non ci capiamo e hai gli occhi tristi.
Ti posso parlare del bambino che vive sporto sul balcone davanti al mio?Butta i giochi giù sulla strada con occhi chiusi per poi guardare dove siano finiti o in quanti pezzi si siano rotti.
La magia del suo ammazzatempo arriva quando il giocattolo che ha lanciato scompare,e non riesce a vederlo.A quel punto piange invocando la nonna.Piangere è ovviamente quello che vuole.Finchè avrà giochi potrà soffrire come gli pare ma io godrò quando lancerà l'ultimo.
Ti posso raccontare del palloncino ad elio senza forma nè colore che l'altra sera sostava immobile a mezzaria?Ma non salgono veloci per scoppiare vicino al sole?
A mezzaria non si può stare,non si può stare o scendi o sali o scendi o sali. Secondo te poi ha capito che non si può stare sospesi troppo tempo?Perchè poi si è accasciato sul prato di un campo da calcio in mezzo alla città.Si forse ha capito.Era stanco,non è scoppiato.Biasimarlo?
Dimmi?!
No niente.
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venerdì, 02 gennaio 2009
Scritto da Pablomarco alle 11:23
Oggi piove fine sugli ombrelli di dubbio gusto delle signore e su teste di problemi giovani,neri, biondi,tinti.Mi chiudo in bagno.
Mescolo sangue stagnante misto a sperma di due anni,disinfetto la valvola tricuspide con alcool puro e mi sorprendo,non fa male.Esce pus,vecchio,quasi solido.Mi fermo e pianifico gli spostamenti.Non c'è da arredare ma solo da liberare i ventricoli per flussi nuovi. Decido quindi di spostare lei nell'atrio destro e lei in quello sinistro,saranno comode e in disparte.L'altra invece la piscio storto come dopo una scopata,non le do troni se non del cesso.E' una purga.La mia purga,perchè ho capito che ora c'è da pompare sangue nuovo come aria di campagna,aria frizzante,fastidiosa lungo le narici libere,ma viva non secca non tossica.
Il cuore è pulito,forse,prego,avanti.
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mercoledì, 31 dicembre 2008
Scritto da Pablomarco alle 23:07
Fece il sindaco per quarant'anni nello stesso paese di montagna in cui le capre bevevano mirto e ruttavano pezze 'e proccu,giocavano a pinella e portavano sa berritta,in cui con loro sedevano banditi protetti dalla strada tortuosa con pendenza al 30% che nessuna mezza sega di maresciallo avrebbe scalato nè con sole a 40 gradi nè con due metri di neve.
Era abituato a tenere il petto gonfio per dare fierezza alla sua fascia tricolore ma non amava essere chiamato su sindigu,"di sindaci ce ne sono tanti e troppi porcabboia,io sono il podestà,porcabboia"diceva imprecando.Era su podestà quindi,come lo era stato suo padre prima di lui per quarant'anni e che lo era stato come lo era lui perchè il più ricco del paese,perchè offriva da bere a tutti,specie ai banditi,meno alle capre,perchè sapeva promettere e fabulare meglio di chiunque altro.Promesse di ogni tipo e per ogni sesso e età uscivano dalla sua bocca come il famigerato sacco delle donne del paese a valle su cui fantasticavano gli uomini del bar " a gandu su podestà?" "oi no,crasi si poidi fai,ma pusticrasi è certu porcabbboia*" e si rideva e si beveva,o come la beatificazione della vecchia Agata morta in chiesa sbattendo la testa prima sull'altare,poi sui piedi di nostro signore,poi sul gradino di granito e nuovamente sull'altare,"pariada privva de...commenti si narada su podestà" "gravvvitttà sa zia e ma su pappa maidi telleffonau e pusticrasi deppidi chistionai con nostru signori po contu miu e biesu,e sperausu,e porcabbboia*".
Ma ciò che il paese amava più delle promesse erano le sue favole ,specie le storie di guerra,partito in Africa nel guidava i carriarmati al fianco dei tedeschi,descritti biondi sino al cazzo e alti più di due metri,"ecco perchè avevano perso la guerra di trincea del '15 '18 - diceva - spuntavano dal fossato come funghi biondi porcabbboia",aveva seduto al fianco destro del teutonico Rommel prima e a quello sinistro dell'inglese Montgomery poi quando il vento era cambiato e le cannonate tornavano indietro più veloci degli sputi.Raccontava di amori neri e dal collo lungo,di animali senza pelle per il caldo e con tette enormi sulla schiena,di montagne di dune che ricoprivano i carri armati e che lo costringevano a procedere come talpe,e ancor più incantava il paese il tempo della linea Gotica quando l'italia era divisa in due e lui non guidava più i carri armati ma, stanco di vedere pianti e sangue,faceva l'autista per i generali americani,belli,alti,eleganti,tutti compari suoi,lo invitavano ad entrare nei locali di roma a far l'amore con le loro donne,a bere whisky e a ballare il tip tap in cui lui era ormai maestro dopo che un generale dai modi gentili e delicati gli insegnò come scivolare sui tacchi.Mille volte il paese aveva sentito le sue storie e mille volte col mirto in mano e gli occhi lucidi (per il mirto appunto) era stato in silenzio pensando al suo podestà che di cose ne aveva ben visto e che di tip tap ne aveva ben ballato,porcabboia.
Trent'anni di mirti,promesse e fabulae,poi un giorno,all'improvviso iniziò a tremare come una pentola a pressione,perse la salute,la fantasia,la vista e il portafoglio,i primi per colpa dei suoi settantacinque anni l'ultimo per merito della moglie che vissuta all'ombra delle sue amanti e dei suoi calci decise che era ora di vendetta.Una vera campagna anti podestà dissero in molti,"immoi chistionu deu!!*" diceva lei,zia Mariuccia alta un metro e cinquanta meno cinquanta non solo demolì le finte promesse ma sgretolò anche le favole e il tempo della linea Gotica a cui il paese era legato come se questa linea l'avesse vista direttamente,là,fatta di corde spesse,in mezzo alla nebbia."Altro che carri armati era in marina,a livorno e non è mai salpato,puliva i ponti quel mangiammerda di mio marito!!"
In quindici anni zia Mariuccia estirpò ogni leggenda con la sua vanga di rancori per poi riportarlo al bar dove le generazioni si erano date il cambio,dove non entravano più capre e banditi,dove non lo si chiamava più su podestà ma con un generico su ziu e dove lo si canzonava un po' "e allora su ziu questo americano che gli insegnava il tippètap era mica caghineri*?ahahah,ma non le avrà mica insegnato altro?!".Non rispondeva,rimaneva muto in disparte,rigido sulla sedia,ognitanto qualcuno diceva "mottu s'esti?" e gli infilava le dita nel naso per vedere se aprisse la bocca o fosse davvero morto,finchè un giorno così come all'imporvviso si era spento quindici anni prima all'imporvviso iniziò a muovere i piedi,e ticchè tacchè e tacchè ticchè infilandosi il bastone in culo si levò in piedi e cominciò a ballere il più bel tip tap con bastone in culo che il mondo avesse mai conosciuto,l'unico che il paese avesse mai visto,un paese a bocca aperta che da quel giorno tornò a raccontare di africa e linea gotica,a sperare nel sacco delle donne del paese a valle,e ad amare con fierezza il suo potestà che si, aveva imparato e ballava il tip tap solo con qualcosa in culo ma che di cose ne aveva ben viste!Porcabbboia!
Certo io non so scrivere perfettamente in sardo.Perdono.
* a quando podestà? oggi no domani si può fare ma dopodomani sicuramente,porcabboia
* sembrava priva di,come si dice podestà? gravità ,ma il papa mi ha telefonato e dopodomani deve parlare con nostro signore per conto mio,e vediamo,e speriamo e porcabboia
* ora parlo io
* gay
* è morto?
martedì, 02 dicembre 2008
Scritto da Pablomarco alle 20:26
Non balli più con me.
Ho imparato un nuovo passo.
Insegnamelo!
No dai,lo ballo con chi me l'ha insegnato.
Non vuoi più ballare con me allora?
Ti ho detto che ho imparato un nuovo passo.
Allora vado.
Ma no dai resta,mi fa piacere.
Quindi vuoi che rimanga ma che non balli con te?
Voglio che rimanga ma ho imparato un nuovo passo.
Va bene,rimango.
Si siede in disparte e lo guarda mentre balla e balla e balla e si allontana e si allontana e si allontana...
sabato, 29 novembre 2008
Scritto da Pablomarco alle 11:05
Vento forte a mille metri sulle nuvole veloci e cariche d'acqua,vento debole e piacevole sul suo ciuffo nero."Ma si pronuncia Marboro o Malboro?" si chiedeva guardandosi aprire il pacchetto Marlboro,poi,sigaretta appiccicata sulle labbra secche come su colla,rimandava il suo sguardo e i suoi pensieri sulle faticose e inutili scalate della razionalità.Non capiva dove aveva sbagliato,aveva steso un discorso inoppugnabile,era stato preciso e convincente,lui si sarebbe convinto con quel discorso logico e lineare,e allora lei perchè non aveva capito,non aveva voluto capire forse,forse era solo orgogliosa,o forse teneva davvero alla loro storia,ma era una storia poi?,ma non era forse lei che aveva detto che,ma non eravamo forse d'accordo sin dal principio,ma ma ma.Frequentava una ragazza da circa un mese,mora dai bei lineamenti,studentessa di lingue come lui,le piaceva e lui piaceva a lei ma entrambi erano arrivati a puntualizzare già al secondo appuntamento che non desideravano nulla di serio,che non desideravano un rapporto che annullasse le loro vite private,che coinvolgesse sino al dolore.
Il desiderio e la paura che i loro baci portassero ora al tenersi per mano,domani al chiamarsi amore,erano costanti,erano limitanti,erano talvolta opprimenti.E si ribadiva fino al vomito che "no,io non so cosa voglio,tu sei libera io son libero".In nome di questa presunta libertà e alimentando questa barriera tra loro il ragazzo aveva parcheggiato per circa mezzora una mano laboriosa dentro le mutandine estremamente elasticizzate della bionda cameriera dell'IrishPub.A serata finita nessun senso di colpa,nessun irritante piagniucolio di chi si da dello stupido con pentimento ma una leggera nausea che non sapeva spiegarsi e un cervello in moto pronto a trovare la combinazione di parole più convincenti per spiegare alla sua "attuale" che: "Che non c'è tradimento se non stiamo davvero insieme,se non c'è una relazione di fiducia consapevole e reciproca,scusa non è così?Io sto bene con te ma insomma avevamo già detto...cioè...il tradimento c'è se tu ti fidi di me dici,ma secondo me non basta è necessario anche che io accetti la tua fiducia e riconosca questi vincoli,che poi neanche tu li riconosci,lo avevi detto.No no non mi dire frasi tipo che ti fidi anche se non voglio io perchè è paradossale eh!Poi cazzo eravamo d'accordo" e via via dicendo.
Mentre finisce di fumarsi la sigaretta,sotto le nuvole che rallentano e si sovrappongono minacciosamente su più piani,guarda il cellulare un'ultima volta,capisce che lei non risponderà più e riconoscendo l'ordine e la pulizia del suo ragionamento ne intravede la sua inutilità.
venerdì, 28 novembre 2008
Scritto da Pablomarco alle 22:50
Sedeva in prima fila con eleganza e bellezza fuori dal comune,mento alto e dritto,sguardo fisso sul pianoforte davanti a lei,sembrava non rendersi conto del brusio in sala,sembrava incantata dalle curve nere di uno strumento che alle orecchie dei più innamorati sapeva suonare jazz senza l'aiuto di alcun rozzo homo sapiens.Andava sempre al jazz expò,sedeva sempre in prima fila al jazz expò,amava parlare alle amiche e ai colleghi del jazz expò ma non capiva un cazzo di jazz. Nell'avidità con cui fissava il palco non c'era amore per il jazz ma la consapevolezza che il jazz fa chic,fa tendenza,insomma la consapevolezza che ascolare e parlare di jazz,la vestiva ancor meglio della gonnellina a pois che le ammorbidiva i fianchi,
In una sala gremita che conta mezzo migliaio di posti si possono trovare qualche decina di persone che più o meno consapevolmente non hanno nulla a che fare con il jazz ma si ostinano ad ascoltarlo,senza capirlo e senza amarlo,eppure questa musica permalosa in quanto elegante ha scelto proprio lei e solo lei per la sua sottile vendetta.E nella fattispecie sarà un jazzista sardo a impersonificarla,Salis.
Salis sale sul palco,chino,bandana stretta sulla nuca abbronzata,ridacchia a suo modo,"è un pazzo" lo apostrofa con rispetto e idolatrismo qualcuno alle mie spalle.Impersonifica questo jazz e incanta,incanta chi non è solito ascoltarlo per conto suo,chi è solito ascoltarlo per conto suo,ma soprattutto chi lo suona e chi più modestamente prova a suonarlo.Lei che appare attenta non è invece incantata,pensa al suo ombelico e a quello che vi ruota intorno,il capo,il capo,il capo,i colleghi,la borsa nuova,la cena di mercoledì prossimo,la piscina,le puntate di Dottor house,la dolcezza dell'amante,il cazzo del capo.Il jazz osserva,capisce e affila le unghie.La batteria,il contrabbasso e la tromba accompagnano Salis da quasi un'ora ormai ,è un crescendo di entusiasmo sul palco come in platea,è uno sgranare gli occhi,è uno spalancare le orecchie,è per così dire un orgasmo di emozioni,ma si sa l'orgasmo non sta mai al suo posto,ha bisogno di una via di fuga ,di una strada sgombra davanti a se.La strada non sarà sgombra.Salis beve acqua e inizia a cantare facendo gargarismi,o meglio ci prova ma il ritmo c'è tutto e alzandosi in piedi si rivolge agli altri musicisti che abbandonano gli strumenti e lo accompagnano fischiettando.Il jazz sembra gonfiare il petto d'orgoglio.Tutti ammirano e si divertono,Salis è ammirato e si diverte,tutti se la ridono,lui se la ride.Se la ride proprio mentre si volta verso il palco,se la ride proprio mentre lei,lei lei, non solo sta pensando al suo ombelico ma se lo sta guardando.E' uno spruzzo veloce,dalle gocce dense,acqua Levissima mista a saliva d'artista arida e solidifica da un'ora di fatica che atterra pesantemente su quei pois delicati,su quei capelli raccolti,su quel viso incredulo.Il jazz percorre numerose vie,raffinate ed eleganti,ma avendo mille anime avrà pur mille caratteri,e tra questi qualcosa di poco raffinato ed elegante qualche volta salta fuori.
A parer mio...rock'n roll!!!